C’è un respiro di metallo, nell’anima delle serrature.
Vivono in silenzio, tra ombra e soglia,
guardiane di passaggi, custodi di segreti.

Ogni chiave che entra è una promessa,
un ricordo che torna a casa,
un’occasione di dire “entra” o “resta fuori”.

Ci sono serrature che sanno di ruggine e pioggia,
che hanno visto mani tremanti nella notte,
e altre lucide e nuove, ancora ignare
del peso che un cuore può portare.

Girare una chiave è un piccolo rito:
un suono netto, un clic di destino,
un varco che si apre dentro di noi,
mentre la porta — docile o riluttante —
ci svela un mondo, o lo nasconde meglio.

E forse siamo tutti un po’ serrature,
in attesa della chiave giusta,
di quel contatto preciso,
che non forza, ma comprende.

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